
Nel Supercross ogni dettaglio conta, e Chase Sexton lo sa bene. A San Diego, la Monster Energy Kawasaki KX450 #4 non ha attirato l’attenzione soltanto per le grafiche celebrative ispirate a Ricky Carmichael: sotto le plastiche, la moto del campione americano è scesa in pista con un pacchetto tecnico profondamente rivisto rispetto ad Anaheim 1. Un insieme di soluzioni che raccontano una ricerca mirata del feeling, più che una reazione istintiva a un risultato deludente.
Chase Sexton e Kawasaki: cambiamenti già testati, non improvvisati
Le prime voci di paddock parlavano di una possibile “mossa di panico” dopo A1, ma la spiegazione ufficiale ha rapidamente chiarito il contesto. A farlo è stato Broc Tickle, collaudatore del team Kawasaki, che ha confermato come le modifiche viste a San Diego fossero già state testate prima dell’inizio della stagione.
Secondo Tickle, Sexton ha semplicemente deciso di portare in gara alcune soluzioni già valutate in precedenza, scegliendo di provarle in condizioni reali di gara. Una scelta che, almeno sul piano del risultato, ha dato segnali incoraggianti: rimonta solida e quarto posto finale dopo una gara tutta all’attacco.
Chase Sexton: nuove piastre Pro Circuit per più rigidità all’avantreno
Il cambiamento più evidente sulla KX450 di Chase Sexton riguarda le piastre forcella. Addio alle Xtrig ROCS sdoppiate viste ad Anaheim 1, spazio alle piastre Pro Circuit “solid”, piene e decisamente più robuste.
L’obiettivo è chiaro: aumentare la rigidità e la precisione dell’avantreno, migliorando il feedback in ingresso curva e nelle fasi di carico più violente, come nei canali e nelle sezioni ritmate. Nel Supercross, dove l’anteriore lavora costantemente tra appoggi, correzioni e staccate aggressive, il comportamento della piastra può cambiare radicalmente il feeling complessivo della moto.
Chase Sexton e il mono: un dettaglio nascosto che fa discutere
Osservando con attenzione la zona tra telaio e airbox della Kawasaki #4 emerge un particolare curioso: l’assenza visibile del classico serbatoio del monoammortizzatore. Al suo posto si nota un connettore elettronico nell’airbox, peraltro differente da quello presente sulla moto di Garrett Marchbanks.
L’ipotesi più accreditata è che il mono di Sexton utilizzi un serbatoio posizionato sul lato destro, nascosto dalle sovrastrutture. Una soluzione che può rendere meno immediati gli interventi sui click di regolazione, ma che consente una diversa gestione degli ingombri e delle masse.
Chase Sexton adotta anche il leveraggio Pro Circuit
Non solo avantreno: anche il posteriore della KX450 di Chase Sexton ha ricevuto attenzioni importanti. A San Diego è comparso infatti un leveraggio Pro Circuit, elemento chiave per lavorare sulla cinematica della sospensione.
Intervenire su leveraggi e quote significa modificare il modo in cui la moto si siede, copia il terreno e trasferisce trazione in uscita di curva. In Supercross, dove stabilità e continuità fanno la differenza nelle sezioni tecniche, questa scelta punta a rendere la moto più prevedibile e meno nervosa.
Chase Sexton e lo scarico: collettore lungo per più coppia
Altro dettaglio interessante riguarda il reparto motore. A San Diego, sulla Kawasaki di Sexton è stato utilizzato un collettore di scarico particolarmente lungo. Secondo Tickle, questa soluzione viene adottata per privilegiare la coppia ai bassi regimi, rendendo l’erogazione più gestibile e completa.
Una scelta che sembra coerente con la direzione tecnica intrapresa: più controllo, meno aggressività improvvisa, soprattutto in un campionato Supercross dove la trazione è spesso più importante della potenza pura.
Chase Sexton e Marchbanks: due filosofie diverse
La moto di Garrett Marchbanks, invece, avrebbe mantenuto un collettore di dimensioni più tradizionali e, più in generale, un’erogazione meno esasperata. Marchbanks non ha però preso parte alla gara di San Diego a causa di una caduta nei test infrasettimanali ed è atteso al rientro ad Anaheim 2.
Questo rende ancora più interessante il confronto interno al box Kawasaki, con due approcci tecnici differenti adattati allo stile dei piloti.
Chase Sexton, Carmichael e il telaio non verniciato
Nel box Kawasaki, il clima celebrativo era completato dall’esposizione della KX250 2001 di Ricky Carmichael e da una KX450 2026 moderna allestita nello stesso stile, con telaio verde. Proprio su questo tema è arrivata un’altra conferma tecnica rilevante.
Il meccanico di Sexton, Jason “Rango” Montoya, ha spiegato che il telaio della #4 non è stato verniciato a polvere perché la powdercoating può influenzare il feeling del telaio. Un dettaglio che sottolinea quanto, a questo livello, anche trattamenti superficiali apparentemente secondari possano fare la differenza.
Chase Sexton guarda ad Anaheim 2
Con un quarto posto in rimonta e un pacchetto tecnico studiato nei dettagli, la sensazione è che le soluzioni viste a San Diego non siano state un semplice esperimento isolato. Anaheim 2 dirà se quello di San Diego è stato solo un “test in gara” o l’inizio di una direzione tecnica ben precisa per la Kawasaki di Chase Sexton.

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